Cambiare il modo di coltivare può compensare le emissioni mondiali di gas serra

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Oggi vorrei cominciare con questo articolo, che ho potuto tradurre grazie alla partnership con l’associazione americana Foodtank fondata da Danielle Nieremberg (di cui vi racconterò a breve), perché in modo molto sintetico racconta proprio il legame tra una agricoltura gestita sostenibilmente e la riduzione dei gas serra presenti nell’atmosfera.

Consumare cibi prodotti con queste tecniche aiuta il Pianeta, per acquistarli è necessaria una conoscenza diretta di chi produce il nostro cibo!

Fonte: foodtank – The Food Think Tank 

Un recente studio condotto dal Rodale Institute dimostra che pratiche specifiche di agricoltura biologica possono intrappolare gran parte delle emissioni di gas serra. Su scala globale, questo potrebbe addirittura portare a una netta diminuzione dei livelli di gas serra nell’atmosfera o, in altre parole, contribuire a contrastare il cambiamento climatico.

Lo studio “Agricoltura biologica rigenerativa e cambiamento climatico:  Una soluzione terra terra al riscaldamento globale” evidenzia la naturale capacità del terreno di intrappolare il carbonio presente nell’atmosfera. Questo processo, chiamato sequestro di carbonio, avviene quando la fotosintesi rimuove anidride carbonica dall’aria più velocemente di quanto la emettano altri processi biologici come la respirazione.

Secondo il Rodale, se metà delle terre coltivate venissero convertite ai metodi rigenerativi, il mondo potrebbe ridurre le emissioni nette annuali di gas serra da 51 gigatoni di biossido di carbonio equivalente a meno di 41 , cioè la soglia necessaria entro il 2020 per limitare il riscaldamento globale a 1,5° C.

I dati sono basati su 75 studi con revisione paritaria e su aree di test presenti in tutto il mondo dove i metodi biologici e convenzionali sono comparati fianco a fianco. Questi includono il progetto di lungo termine Farming System Trial di Rodale negli Stati Uniti e il più recente Tropical Farming Systems Trial in Costa Rica. L’Istituto Rodale utilizza questi dati per calcolare  il tasso di sequestro di carbonio per area di terra coltivata, e successivamente su una scala più ampia per vedere l’impatto dell’utilizzo globale di ciascuna pratica.

Per esempio, se tutti gli attuali terreni agricoli fossero coltivati utilizzando i metodi testati in Iran e in Egitto, ogni anno si potrebbero sequestrare 21 gigatoni di biossido di carbonio equivalente, ovvero il 40% delle emissioni globali. Se applicate a tutti i terreni da pascolo e prativi, l’Istituto Rodale calcola che le sue raccomandazioni potrebbero sequestrare 37GtCo, ovvero oltre il 70% delle emissioni. Cambiare la coltivazione delle terre agricole, dei pascoli e dei terreni prativi insieme potrebbe condurre a una netta riduzione del gas serra nella nostra atmosfera.

Le raccomandazioni dell’Istituto Rodale si concentrano sulla salute del terreno, sulla biodiversità e sull’evitare metodi agricoli che possano contribuire ad una emissione netta di carbonio: impiego errato e sovrautilizzo di pesticidi e di fertilizzanti artificiali e arature non necessarie.  Tra le tecniche rigenerative si annoverano la rotazione delle colture, le colture invernali di copertura, la pacciamatura, il sovescio, il compostaggio e le pratiche di non lavorazione.

Le tecniche di colture di copertura aumentano il carbonio presente nel terreno grazie alla fotosintesi e migliorano la ritenzione del carbonio negli strati superficiali del suolo. Le colture di copertura perenni, chiamate pacciamatura viva, sono particolarmente efficaci grazie ad apparati radicali larghi e profondi. La rotazione strategica delle colture aumenta i livelli di carbonio nel suolo e, se unito al compostaggio in situ e alle colture di copertura, stimola lo sviluppo di microbi del terreno che lo assorbono. Queste pratiche rigenerative favoriscono anche le popolazioni di funghi che si nutrono di carbonio.