2015: Anno Internazionale dei Suoli

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“Il suolo è il grande connettore delle nostre vite, la fonte e la destinazione di tutto” Wendell Berry

Il 2015 è stato dichiarato dalla FAO e dalle Nazioni Unite come l’Anno Internazionale dei Suoli.  E’ da poco che seguo con interesse queste celebrazioni che dedicano le attività di comunicazione della FAO ad un tema specifico, ma devo dire che se prima ero piuttosto scettica, dallo scorso anno, vedendo quanto è stato fatto a livello globale per parlare di Agricoltura Familiare (il tema del 2014) e quanti diversi attori sono stati coinvolti attorno ad un argomento così specifico,  mi sono ricreduta.

Perché dedicare un intero anno ai Suoli? questa è stata la mia prima domanda.

Di fatto anche se da tempo sono attenta alle tematiche della sostenibilità in agricoltura, non mi ero mai posta il problema di come uno dei tanti effetti negativi dell’agricoltura intensiva, oltre ad inquinamento, altissime emissioni di gas serra, standardizzazione delle produzioni e quindi maggior rischio rispetto ai fenomeni meteorologici, sia di fatto un profondo impoverimento della fertilità del suolo.

L’agricoltura intensiva ha un forte impatto sugli organismi del suolo, sulla loro attività e sulla loro biodiversità. Distruggere foreste e praterie per coltivare la terra, sovrautilizzare fertilizzanti e pesticidi sono pratiche che colpiscono l’ambiente del suolo e ne riducono drasticamente il numero e le specie di microrganismi. Al tempo stesso le monocolture riducono il numero delle specie di piante e i loro diversi apparati radicali, la quantità e la qualità dei residui vegetali ovvero limitano i possibili habitat e nutrimenti per gli organismi del suolo.

Tutte queste pratiche insostenibili di gestione dei terreni hanno causato la degradazione di oltre un terzo dei terreni mondiali e li hanno resi incapaci quindi di produrre cibo con rese adeguate e con alte proprietà nutritive.

Graziano De Silva, direttore della FAO, durante la cerimonia di apertura delle celebrazioni, ha definito il suolo come una “risorsa quasi dimenticata” e ha auspicato maggiori investimenti nella gestione sostenibile dei terreni:

“I suoli sono necessari per il raggiungimento della sicurezza alimentare e della nutrizione, dell’adattamento e della mitigazione del cambiamento climatico, nonché di uno sviluppo sostenibile in generale”.

Almeno un quarto della biodiversità mondiale risiede nel sottosuolo, dove, ad esempio, il lombrico è un gigante a confronto con minuscoli organismi come i batteri e i funghi. Questi organismi, tra cui le radici, agiscono da agenti primari per il funzionamento del ciclo dei nutrienti ed aiutano l’assorbimento di nutrienti da parte delle piante, favorendo al tempo stesso la biodiversità in superficie.

Una migliore gestione può aiutare questi organismi invisibili a migliorare la capacità dei suoli di assorbire carbonio e di mitigare la desertificazione, così da poter immagazzinare più carbonio – contribuendo  a compensare le emissioni di gas serra dovute all’agricoltura.

Ma il tempo stringe, la FAO stima che ogni anno vengano persi terreni fertili pari all’intera superficie del Costa Rica e che entro il 2050 l’ammontare globale di terreni arabili e produttivi pro capite sarà pari a solo un quarto del livello del 1960.  E questa distruzione non fa che alimentare un circolo vizioso: suoli meno fertili perdono la capacità di immagazzinare il carbonio e contribuiscono quindi ad aumentare l’effetto serra. La Terra si riscalda e il terreno si impoverisce ulteriormente.

A questo punto cosa possiamo fare a livello individuale? Se pensiamo che la stessa FAO sta promuovendo protocolli per l’applicazione dei principi di agricoltura biologica a livello globale, mi viene da dire che consumare cibi biologici prodotti da piccoli produttori che hanno a cuore la fertilità dei propri terreni e che la ricerchino con tecniche sostenibili (non arando, applicando la rotazione delle colture, solo per citarne alcune), può essere parte della soluzione.

Fonti e approfondimenti:

Sito Ufficiale dell’Anno Internazionale dei Suoli (in inglese, francese e spagnolo)

Infografica FAO (in inglese)

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