La doppia piramide alimentare e ambientale, ovvero: quello che fa bene all’uomo fa bene anche al Pianeta.

Tutti conosciamo la Dieta Mediterranea e i suoi effetti benefici sulla nostra salute. Grazie alla  sua varietà essa consente uno spiccato equilibrio nutrizionale che prevede un elevato consumo di verdura, legumi, frutta sia fresca che secca, olio d’oliva e cereali ( di questi ultimi un 50% integrali); un moderato consumo di pesce e prodotti caseari (specialmente formaggio e yogurt); un ancor più moderato consumo di carne rossa, carne bianca e dolci.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Salute) ha riconosciuto che lo stile alimentare mediterraneo contribuisce meglio di qualunque altro a prevenire le più diffuse malattie croniche: un’unicità riconosciuta anche dall’UNESCO, che nel 2010 l’ha dichiarata Patrimonio Immateriale dell’Umanità.

Per spiegare con una sintesi efficace le indicazioni della Dieta Mediterranea, l’OMS  ha contribuito ad elaborare un sistema di comunicazione basato sull’immagine della piramide nella quale gli alimenti sono rappresentati su diversi livelli e, via via che si sale verso la punta della piramide, diminuisce la relativa frequenza  del loro consumo.

La forma triangolare permette di evidenziare che la base della nutrizione è costituita da alimenti di origine vegetale, tipici delle abitudini alimentari mediterranee, ricchi di vitamine, sali minerali, fibre e carboidrati complessi, acqua e proteine vegetali. Mentre gli alimenti posti verso il vertice sono quelli che vanno consumati con moderazione, in quanto ricchi di grassi e zuccheri semplici.

Il valore della piramide alimentare è duplice: da un lato rappresenta un eccellente sintesi delle principali conoscenze acquisite dalla scienza medica e nutrizionale, dall’altro è un potente strumento di educazione al consumo, grazie soprattutto alla sua grafica semplice e intuitiva. (piramide di sinistra).

Nel 2010 il Barilla Center for Food & Nutrition ha pubblicato uno studio dal quale è emerso chiaramente che gli alimenti a minore impatto ambientale sono gli stessi per i quali i nutrizionisti consigliano un consumo maggiore, mentre quelli con un’impronta ambientale più marcatamente negativa per il Pianeta sono quelli che andrebbero consumati con moderazione. 

Sulla base di questa importante scoperta, il BCFN ha scelto il modello della piramide (questa volta rovesciata) per illustrare alle istituzioni e ai consumatori che un corretto stile alimentare ha effetti positivi sia sulla salute delle persone che sull’ambiente.

In questa piramide rovesciata gli alimenti sono classificati in base al loro impatto ambientale, con gli alimenti  a maggior impatto ambientale in alto e quelli a ridotto impatto in basso.

dp_divulgativo_ITA (trascinato)

Gli impatti ambientali degli alimenti sono stati valutati con l’analisi del ciclo di vita utilizzando i tre indicatori ambientali: Carbon Footprint, Water Footprint  ed Ecological al Footprint. ( Impatto del ciclo del Carbonio, del consumo d’Acqua ed Ecologico).

Il Carbon Footprint identifica le emissioni di gas serra responsabili dei cambiamenti climatici ed è misurato in massa di CO2 equivalente.

Il Water Footprint (o virtual water content) quantifica i consumi e le modalità di utilizzo delle risorse idriche, ed è misurato in volume (litri) di acqua.

L’Ecological Footprint calcola la quantità di terra (o mare) biologicamente produttiva necessaria per fornire le risorse e assorbire le emissioni associate a un sistema produttivo: si misura in m2 o ettari globali.

Per fare un esempio concreto, il Carbon Footprint delle MELE è 200g CO2/kg, della PASTA è 950 CO2/kg, mentre per la carne rossa è ben 23.100 CO2/kg!

Lo stesso confronto vale per il Water Footprint di tali alimenti che è oltre 8.000 litri per le carni rosse e meno di 2.000 litri per frutta e pasta.

Dovrebbero bastare questi ultimi dati a convincere noi consumatori a fare scelte più sane per la nostra salute ed il nostro pianeta, allora, cosa aspettiamo?

In realtà sono molteplici i fattori che rendono difficile seguire uno stile alimentare corretto: abitudini sbagliate, pubblicità alimentare commerciale aggressiva, pigrizia…

Per questo varie organizzazioni si sono mosse per tentare di risolvere questo problema.

Fra le tante iniziative citiamo il WWF-UK che ha ideato il programma Europeo Livewell 2020 che ha come obiettivo quello di modificare le abitudini alimentari verso una dieta più sostenibile che porterebbe alla riduzione del 25% delle emissioni di gas serra entro il 2020 e a diminuire il consumo pro capite di carne da 79 a 10 chili l’anno. Il progetto si fonda su cinque principi basilari per mangiare in maniera salutare e rispettosa dell’ambiente:

• Consumare più frutta e verdura;

• Sprecare meno cibo (il 40% del cibo nel mondo è sprecato);

• Mangiare meno carne;

• Mangiare meno cibo processato (ovvero quei prodotti a maggiore intensità di risorse);

• Mangiare cibi certificati, che seguano uno standard garantito (come MSC per il pesce, RSPO per l’olio di palma o RSPCA Freedom Foods per la carne e le uova).

E tutto questo non costerebbe di più per i consumatori (come ha dimostrato in un suo recente studio il Barilla Center for Food & Nutrition),  a patto che i singoli e le famiglie ritornino a dedicare più tempo alla scelta e alla preparazione di ciò che mangiano, tempo che non è stato mai così basso come al giorno d’oggi.

Per saperne di più:

Doppia Piramide 2015: Le raccomandazioni per una alimentazione sostenibile – Barilla Center for Food and Nutrition

Human and Planetary Health – The Lancet

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